Qualche sera fa stavo camminando, come al solito, nel bosco con mio marito.
Quel mattino ero già stata a camminare, ma con la mia amica Carla.
Con entrambi, mentre cammino, parlo del più e del meno, anche se con Carla, a dire il vero, molto di più, poiché mio marito è un cacciatore e mentre cammina al mio fianco lo fa, come dice lui, con “l’istinto del predatore” e scruta il terreno alla ricerca di tracce del passaggio degli animali, nota le cortecce degli alberi rosicchiate dai cervi, i vari escrementi che attribuisce senza esitazione al legittimo… produttore. Così, capita che io gli parli, lui risponda a  monosillabi e io capisca che non mi sta affatto ascoltando. Come in tutte le coppie di lunga data, dunque, carniche e non 😉
Ad ogni modo, quando, dopo un’oretta di salita, siamo arrivati alla nostra meta, ci siamo seduti ad osservare il panorama e ad ascoltare l’abbaiare di un capriolo che dava il segnale di allarme ai suoi simili. Mio marito scrutava assorto i boschi e i prati di fronte a noi e io pensavo a… Umberto Eco.

Eco sosteneva, a ragione, che nel processo di traduzione da una lingua A a una lingua B, necessariamente qualcosa vada perso, perché la lingua riflette la cultura, la forma mentis, le abitudini e le radici culturali del popolo che la parla.
Così, l’ “It’s raining cats and dogs” inglese (piovono gatti e cani), in italiano diventerà “piove a catinelle”, e per restare nel nostro ambito, il carnico “No è chê so mâri”  diventerà “non è quello il punto”, perdendo però così tutto il colore e l’efficacia espressiva ed evocativa di questo modo di dire.
Così, pensavo, se io volessi trasmettere ai miei followers le emozioni che il bosco mi suscita in questo momento, perderei molto nel processo descrittivo: come posso rendere il concerto di tepore, profumi, suoni, colori… che percepisco; la pace che mi pervade ogni volta che contemplo la natura, specialmente dopo uno sforzo fisico? Non posso. Il non potervi far sentire il verso del capriolo, così simile al latrato di un cane, il coro degli uccellini che vivono tra le fronde degli alberi, il fruscìo delle foglie mosse dal vento, il gorgoglìo del torrente a valle, il profumo di terra e muschio bagnati e di resina di pino… limita e ostacola la restituzione di quanto vedo e sento in quello che scrivo
Posso solo mostrarvi le foto, di qualità scadente perchè fatte col cellulare e… dire, speriamo, almeno, quasi la stessa cosa.IMG_20180629_203322IMG_20180629_204357IMG_20180629_204547

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Lago di Cavazzo (o dei tre Comuni)
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sempre il lago di Cavazzo, ma un altro scorcio

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rio Faeit, Cavazzo Carnico

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#gambeinmontagna
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la blogger scruta la verde acqua. si tufferà, impavida e incurante del freddo? (foto di Carla Lugnan)
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no: prova ad appendersi a un ramo per passare al di là senza bagnarsi. dietro quei cespugli si sentiva il fragore di una cascata, e speravo di poterla fotografare. Spoiler: la cascata non era visibile, non l’ho fotografata e mi sono bagnata fino alla vita. ((foto di Carla Lugnan) 
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la vostra blogger cerca sempre di trovare posti belli e nuovi da farvi conoscere, e a volte perde anche un po’ la connessione con la realtà: si crede Jane di Tarzan, ma per età e agilità fisica è più simile all’orso Baloo… e così, il giorno dopo questo “servizio fotografico” ha avuto un gran mal di schiena… no si a pui 20 agns, si dice in Carnia…  (foto di Carla Lugnan)