Per sfuggire al caldo afoso di luglio, Giuseppe ha deciso di prendersi un pomeriggio libero e salire sull’altopiano del Montasio a godersi non solo il fresco delle montagne, ma anche il panorama incantevole delle Alpi Giulie.
L’altopiano del Montasio è una meta ambita in estate e inverno da escursionisti, sportivi e amanti della montagna in genere, ma è famoso anche da quanti non amano le escursioni ma solo il… formaggio. Da questi alpeggi, infatti, proviene il formaggio Montasio DOP, gustoso e saporito, che non può mancare sulla tavola di un buon friulano.
In questo post, però, non parleremo di alpeggi e formaggi, ma presenteremo un’interpretazione personale, diversa e romantica del Montasio, quella filtrata e interpretata dal nostro Giuseppe.
Lasciata la Carnia ad Amaro, Giuseppe ha proseguito fino a Sella Nevea, dove ha preso la carrabile che conduce ai parcheggi di fronte alla vecchia Caserma della Finanza. Qui ha lasciato l’auto e ha proseguito a piedi, accompagnato da un temporale estivo che lo ha bagnato fino alle ossa, ma anche dalla più piacevole, seppur fuggevole, presenza di giovani stambecchi, pigre salamandre, marmotte in allerta e gracchi alpini.
Giuseppe però non è Biancaneve che si fa aiutare dagli animaletti nelle sue incombenze, ma è più simile a un principe alto un metro e novanta; e al suo passaggio, tranne gli spavaldi stambecchi, gli altri animali scappavano veloci non permettendogli di fotografarli… In compenso però ci ha regalato scorci e tramonti davvero incantevoli, rendendo, come al suo solito, straordinario l’ordinario attraverso la sua sensibilità e le sua capacità di cogliere nelle fotografie le luci più giuste, l’inquadratura migliore e trasformarle in emozioni e poesia.

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ehi tu, laggiù! ti vedo, sai?

 

 

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il Torrione con dietro le Cime Gambon
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Dopo il temporale, il sole fa di nuovo capolino dalle nuvole. E’ una metafora della vita… nessun temporale riuscirà mai a impedire al sole di splendere di nuovo 🙂
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E’ tutta colpa della luna… quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti. W. Shakespeare